Per il Bene Comune Lazio si è dotato di un nuovo blog, raggiungibile a questo indirizzo:
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Alle prossime elezioni Elio Veltri offrirà il suo sostegno alla Lista Civica Nazionale "Per il Bene Comune". L'ex deputato dell'Ulivo ha comunicato la sua decisione alla Presidente Monia Benini, alla quale ha manifestato la sua piena condivisione per gli ideali e il programma presentato in vista delle prossime elezioni.Elio Veltri, medico, giornalista e politico italiano, è stato il sindaco di Pavia dal 1973 al 1980. Alle elezioni del 1996 è stato eletto alla Camera dei Deputati nelle file dell'Ulivo (lista PDS), divenendo membro delle Commissioni Antimafia, Giustizia e Anticorruzione. Celebri sono le sue inchieste sulla legalità del sistema economico e politico italiano. È stato fondatore dell'Italia dei Valori, di cui è stato coordinatore nell'esecutivo. Attualmente è membro della Presidenza Nazionale dell'associazione "Il Cantiere - per il bene comune" fondata nel 2004 da Achille Occhetto, Paolo Sylos Labini, Giulietto Chiesa, Diego Novelli, Antonello Falomi e lo stesso Veltri.
Come insegna la tragedia che si è già consumata nei dintorni della città di Brindisi nella quale sorge una analoga centrale, bruciare carbone per creare energia non solo è criminale per le inevitabili conseguenze sulla salute umana, ma è anche deleterio dal punto di vista economico: turismo e agricoltura non sono assolutamente compatibili con questo combustibile fossile.
Non solo il carbone emette radioattività, ma la sua combustione produce nanoparticelle che producono danni irreparabili alla salute umana. Oltretutto, queste nanoparticelle sono eterne, ovvero, una volta immesse nell'ambiente non c'è modo di liberarsene (http://dipna.eu).
Poiché la nocività della combustione del carbone è una realtà scientifica innegabile, è a mio parere, in malafede, chi difende questa tecnologia obsoleta come propellente per l'economia o
come unica risorsa per la produzione energetica.
Perché l'isola di Ventotene, grazie ad un progetto della Regione Lazio, “potrà soddisfare le sue necessità energetiche usando soltanto energia pulita, prodotta in loco”, come si apprende dalle pagine del Venerdì di Repubblica, mentre Tarquinia e le altre città limitrofe alla Centrale a carbone di Torre Valdanica Nord sono destinate al collasso economico e ambientale ?
E' dovere di noi cittadini combattere affinché ciò non accada, affinché anche i nostri figli possano vivere in un ambiente non contaminato dalle letali nanoparticelle e affinché possano anche loro, in futuro, gustare prodotti unici come il vino Tarquinia.
05/04/'08
Elena Maria Scopelliti
escopelliti@libero.it
Candidata alla Camera
con la lista civica
PER IL BENE COMUNE
www.perilbenecomune.net
Nonostante il nostro cammino sia stato tutto in salita, la fatica non ha intaccato il nostro spirito... questo perchè noi (tutti) ci crediamo... E voi? Le località di Marina Velka e Tarquinia Lido, che godono d'estate in un discreto afflusso di villeggianti, sono gravemente compromesse dall'inquinamento, infatti, come testimoniano i dati forniti dal Ministero della Salute
Questa situazione è destinata a peggiorare se sarà completata la costruzione della Centrale a Carbone di Civitavecchia che si trova a pochi chilometri di distanza e che immetterà nell'ambiente radioattività e nanopolveri letali per la salute umana e per l’ecosistema
Ci si aspetterebbe, quindi, che il Sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola si desse da fare per migliorare questa situazione disastrosa chiedendo fondi per la bonifica ambientale dell'area.
Si legge, invece, sul quotidiano Civonline che, per “rilanciare lo sviluppo economico e urbanistico della località balneare”, il Sindaco Mazzola ha “presentato alla Regione Lazio la richiesta di ridefinire la perimetrazione delle aree di Tarquinia Lido attualmente considerate inedificabili” !
Ovvero, chiede il permesso di fare una bella colata di cemento sulla foce del Fiume Marta.
C'è da chiedersi chi usufruirà di queste infrastrutture quando sarà noto a tutti che villeggiare a Tarquinia Lido e a Marina Velka è altamente dannoso per la salute.
Fino ad ora, l'unica misura efficace messa in atto dal sindaco per favorire il turismo balneare è stata quella di non apporre i divieti di balneazione che sarebbero obbligatori per legge. Quando sarà terminata la centrale a carbone che farà ? Costruirà un enorme muro affinché non possa essere vista dal litorale ?
E' evidente il poco interesse dimostrato dal sindaco di Tarquinia per la salute dei cittadini e per lo sviluppo economico della zona. Questo si otterrà solo con una tutela ambientale che rilanci il turismo, non certo favorendo gli interessi di quei pochi che guadagnerebbero dalla trasformazione dei propri terreni in terreni edificabili.
06/04/'08
Elena Maria Scopelliti
escopelliti@libero.it
lista civica "PER IL BENE COMUNE"
http://www.perilbenecomune.net
C'è chi dice che le multinazionali dal potere economico illimitato si stanno comprando tutto, anche l'aria che respiriamo, per poi rivendercela in eleganti confezioni regalo.
“Chi ci guarda con la superficialità del consumatore d’informazione in pillole può senz’altro definirci come un partito, anzi, un “partitino” al negativo: partitino perché oggettivamente non è conosciuto dalla massa delle persone; al negativo perché dice tanti no.
Il fatto che poco se ne sappia non è certo per volontà nostra. Tutt’altro.
Ai media hanno tradizionalmente accesso i gruppi che gestiscono il potere, un potere di cui anche i media fanno parte in maggiore o minor misura. E le persone guardano la TV, anzi, la assorbono, quasi involontariamente, come è ben noto ai tecnici della pubblicità. I giornali vengono al secondo posto, ma ben distanziati, e per le radio la cosa non va troppo diversamente.
Se le tre coalizioni che intendono spartirsi ancora una volta l’Italia imperversano in tutti i mezzi di comunicazione, noi non abbiamo nemmeno uno straccio di “passaggio”, arrivando addirittura all’incredibile. Ben pochi hanno saputo che il senatore Fernando Rossi è stato incatenato due giorni e due notti ad una statua in Senato, facendo lo sciopero della fame per protestare contro un decreto espresso per non farci partecipare alle prossime consultazioni elettorali. Ad altre latitudini, l’aver calpestato il diritto fondamentale della partecipazione democratica, articolo 21 della Costituzione compreso, avrebbe significato riempire le prime pagine dei giornali e costituito il servizio d’apertura di ogni TG e GR. Da noi, silenzio di tomba.
Da un certo punto di vista, questo imbavagliamento è un segno clinico importante: saremo sì piccoli, ma siamo considerati pericolosi. Un virus potenzialmente letale.
E siamo pericolosi perché siamo al negativo.
Etichettarci come “antipolitici” è a dir poco avvilente. Un’etichetta del genere significa che ormai ci siamo assuefatti a considerare la politica, vale a dire il governo della casa comune, non come un bene ma come una malattia mandata dal cielo da cui è inutile tentare di sottrarsi. Come se fossimo su un autobus guidato da un autista ubriaco o pazzo o cieco e nessuno, pur avendo la patente, potesse alzarsi e prendere il volante.
A questo proposito, mi si permetta di dilungarmi un attimo a citare me stesso con uno stralcio di un mio vecchio articolo: Parecchi anni fa fu eseguito da Kurt Seelmann un esperimento la cui crudeltà è almeno pari al suo interesse. Si presero dei cani e li si mise in una scatola aperta il cui fondo era costituito da una griglia metallica attraverso la quale, improvvisamente, si faceva passare una corrente elettrica. Ovviamente i cani, percependo il dolore, balzavano fuori. L’esperimento veniva ripetuto più volte e poi si cambiava protocollo: stessa scatola, stessa situazione, ma stavolta con i cani immobilizzati e, dunque, costretti a subire la scossa elettrica ogni volta che si mandava corrente, guaendo per il dolore ma senza possibilità di fuga. Terzo atto: gli stessi cani erano sistemati nella situazione primitiva, vale a dire nella scatola senza alcuna costrizione. Però, questa volta, al passaggio della corrente i due terzi dei cani non tentavano nemmeno di scappare: se ne stavano lì a guaire, convinti che questo fosse un destino ineluttabile.
Uno studioso di sociologia non potrebbe altro che informarci sulla similitudine che ci lega a quei cani, visto che anche noi, o almeno la maggioranza di noi, si è lasciata convincere che dalla scatola non si esce.
Per essere ancora più didascalico, se un medico somministra una medicina ad un malato e il malato non solo non guarisce, ma peggiora, e se, a maggior ragione, si scopre che è proprio la medicina a fare guai, si cambia medicina. Se il medico insiste con quel farmaco, si cambia il medico. Ovvio? Noi non solo non lo facciamo, ma il medico ci ha convinto che la laurea ce l’ha solo lui e che il nostro aggravamento è tutta un’invenzione.
Adesso noi vogliamo uscire dalla scatola o, cambiando esempio, cambiare medico.
Da qui la nostra immagine negativa e bollata come “antipolitica”. In realtà, negativi siamo, nel senso che rifiutiamo un concetto di “politica” - e qui sono d’obbligo le virgolette - che nei fatti è solo gestione del potere dove i beneficiari preferenziali sono i gestori e non i loro datori di lavoro. Credo non ci siano dubbi sul fatto che in questo Paese avere la conduzione della casa comune di cui dicevo non rappresenti un servizio o, men che meno, un onere, ma sia uno dei mestieri più redditizi cui si possa pensare. E non solo in termini economici. Del resto, l’aforisma andreottiano secondo cui “il potere logora chi non ce l’ha” è beffardamente ed italianamente vero.
Noi vogliamo riprenderci le chiavi di casa e fare della politica non un mestiere ma un servizio e basta. Antipolitica? Fate voi.
E poi, i nostri no. Sì, noi diciamo diversi no: no a ciò che aggredisce la nostra salute, no a ciò che saccheggia i nostri borsellini, no a ciò che mina il futuro nostro e dei nostri figli. Qui l’elenco sarebbe discretamente lungo e avrebbe bisogno di spiegazioni dettagliate punto per punto. Non perché i punti siano complicati, ma perché decenni di logica distorta somministrataci da una classe dominante abilissima a farsi gli affari suoi hanno condizionato il modo di ragionare.
Se diciamo che la gestione dei rifiuti va fatta in modo diverso e, tra l’altro, non solo più sano ma anche incomparabilmente più efficace ed economico, credo che qualche minuto d’attenzione ci possa essere dedicato.
Lo spettatore TV, nei fatti, non ha mai avuto la minima informazione al proposito e gli altri media non si sono comportati troppo diversamente.
Se diciamo che i concorsi pubblici sono ampiamente truccati, se diciamo che i pochi denari per la ricerca finiscono dove non dovrebbero finire e la nostra classe dirigente, università in primis, sta precipitando a livelli infimi che hanno condotto l’Italia a posizioni internazionali di retroguardia nella competitività culturale e tecnologica, non riveliamo una novità. Tutti lo sanno, nessuno si muove. Noi vogliamo muoverci.
Se diciamo che cambiare nome alla guerra e chiamarla grottescamente “missione di pace” ci porta a farci beffe dell’articolo 21 della Costituzione, e se diciamo che i soldati che tornano malati dalla guerra (ci scuserete se noi la chiamiamo con il suo nome) sono vigliaccamente abbandonati dallo Stato, diciamo verità ben difficili da confutare senza cadere nel ridicolo. E anche qui noi vogliamo che ci si svegli.
E la salute? L’articolo 32 della Costituzione ci garantisce che ne abbiamo diritto, ma se andiamo a spulciare migliaia di situazioni, dobbiamo ammettere che anche quel povero pezzo di Costituzione è stato messo ai ferri.
Non diversamente si è fatto con il 56 e il 58, gli articoli che stabiliscono che il parlamento sia eletto dai cittadini e non dai segretari di partito.
Insomma, i nostri presunti no altro non sono se non un unico sì alla logica, al buon senso e alla legalità e al nostro diritto alla vita. Eppure, l’anestesia ai cervelli di decenni di mala politica hanno fatto ruotare di centoottanta gradi i significati delle parole più elementari.
È così che è nato PER IL BENE COMUNE, ed è dovuto nascere: non come l’italico partito per godere di un potere distorto, ma come strumento di servizio e nient’altro. In realtà, in un paese che possa chiamarsi civile, di un partito come il nostro non ci sarebbe nemmeno bisogno, tanto sono ovvie le nostre istanze e tanto fanno parte del DNA di chi alla democrazia è talmente abituato da non dover perdere un attimo del suo tempo per meditarci sopra.
Un voto sprecato? Ancora una volta, fate voi.”
Stefano Montanari,
candidato premier PER IL BENE COMUNE.